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- Tacchino di viaggio - Cronache da San Francisco
Giovedì - 13/8/09
MILANO
ore 9:05
La mia vacanza inizia alle 5:00 della mattina odierna, ma dopo due sole ore di sonno. Tecnicamente non credo sia giusto separare mercoledì da giovedì, ossia il viaggio per raggiungere Milano da quello per andare a San Francisco. E chiedendomi se oggi è ieri oppure no, attendo l’imbarco per Philadelphia: la città dell’amore eterno. Almeno così dicono.
La mia compagna di viaggio legge la sua guida turistica. San Francisco: in America la città preferita di tutti. Almeno così dicono.
Io ne so poco, ma senza motivi particolari ci fantastico da un paio d’anni. Come nelle storie dei film, potrebbe essere destino. Di sicuro, se non avessi intrapreso questo viaggio non avrei visto la modella che stesa davanti a me accarezza lasciva il tacco della sua scarpa destra. Ovviamente in foto. Ma tant’è.
Aeroporto di Milano Malpensa, ore 9:20. Inizia l’imbarco.
ore 12:40 - Gli aeroplani e la ristorazione
Alla domanda “Pollo o pasta?” vado con il pollo.
Mi viene servito un vassoio contenente un pastrocchio di riso scotto, spezzatino di pollo in salsa barbecue e contorni vari, nella maggior parte dei casi impossibili da identificare. La cattiva notizia è che tra i riconoscibili ci sono i peperoni, la buona è che non se ne sente il sapore.
Sistemando i vassoi, Francesca mi fa un gavettone d’acqua con un bicchiere da un quarto di litro. La mia coperta cade irrimediabilmente sotto il mio sedile, i miei occhiali da sole sotto quello davanti, ma rimediabilmente. Li lascio là mentre consumo il pranzo con il culo bagnato, un occhio ai Rayban adagiati sulla moquette e l’altro ai bicchieri, per limitare i danni in caso di ulteriori disastri.
ore 13:45
Balliamo sul mondo.
ore 15:50
Le nuvole porgono una soluzione alla loro continuità e si aprono sull’Atlantico. Il mio cuscino di viaggio, ed io, appoggiati al finestrino cerchiamo parole adeguate.
Al momento le parole sembrano tutte inadatte: l’aereo rumorosamente taglia l’aria, la gente ascolta in silenzio.
PHILADELPHIA
Giunti alle 13:10 locali nella città di Rocky Balboa, e questo lo so per certo, passiamo millemila controlli per prendere la nostra valigia da un nastro trasportatore e ributtarla su un altro. Piccole cose che non fanno che accrescere la mia passione per gli aeroporti. Ma tant’è.
Intanto siamo in America. Rimanendo in tema, per me l’America è un gigantesco aeroporto senza sale d’attesa: la standardizzazione, le bottigliette d’acqua vendute a caro prezzo, l’aria condizionata sempre troppo forte e la rigidità delle procedure fanno sì che gli aeroporti di tutto il mondo siano piccoli campioni di Stati Uniti sparsi qua e là. La differenza sostanziale è che negli USA ci sono molte più persone che non mi azzarderei a sfidare in uno contro uno a basket.
Francesca dorme su una panchina qua davanti, io sono in pace con me stesso e con il mondo dopo un’ottima birra di frumento.
Secondo i miei calcoli, quando arriveremo a destinazione saranno passate 24 ore dalla partenza da Milano. Secondo i miei calcoli, all’arrivo sarò troppo cotto per scrivere qualcosa.
Venerdì - 14/8/09
SAN FRANCISCO
ore 13:43
All’arrivo di ieri ero troppo cotto per scrivere qualcosa. La prima giornata in California invece inizia alle 6:00, scherzi del fuso orario. Ma tant’è, e dopo due ore siamo già in giro. In una mattina vediamo molto e mettiamo le basi per le cose da fare nei prossimi giorni.
Da rimarcare:
- La linea F del tram: utilizza vetture

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